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  • cenni storici (11:11:17 05/11/2009)
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E' opinione corrente che il nome di Arlena sia stato dato al paese da alcune famiglie che nel XVI secolo vi si trasferirono da Allerona , comune in provincia di Terni che un tempo veniva chiamato anche Lerona, Allerano, Arlona. Tuttavia esiste un documento dell'823 nel quale si fa menzione, tra alcune altre terre del circondario tuscanese, di un villaggio denominato " Arnena ", e nella bolla pontificia che eresse il ducato di Castro, il Castello è chiamato "Arleum ".
Sulle origini di Arlena ben poco si conosce. Secondo alcuni storici nel suo territorio doveva sorgere l'antica città etrusca di Contenebra come è supposto da numerosi rinvenimenti archeologici avutisi nella zona, tra cui resti di terme con mosaici e tubi di stagno per condottare le acque. In questo caso Arlena avrebbe forse potuto avere origine proprio da Contenebra, sia come " pagus " da questa dipendente, sia come rifugio per gli abitanti scampati a un attacco saraceno che distrusse la città stessa. Il primo documento nel quale si parli di Arlena è un'antica pergamena dell'823 conservata nel monastero di S. Salvatore, sul Monte Amiata: è un atto di donazione ai monaci, da pane di Walperto di Rofano, di alcuni territori posti nella zona di Tuscania e di Viterbo, tra i quali il villaggio di "Arnena ". E tale nome è ripetuto in una bolla di Alessandro IV del 1258 con la quale viene soppresso il monastero toscanese di S. Giuliano e trasferiti alle monache di S. Chiara i relativi beni, tra cui appunto " terras et vineas in Arnena ".
Nel XV secolo gli abitanti, per ragioni che s'ignorano completamente, abbandonarono le loro case e si rifugiarono su un vicino colle ove sorgeva un castello che venne denominato Civitella d'Arlena. Il borgo perciò rimase spopolato e in seguito il cardinale Alessandro Farnese fece venire per ripopolarlo, come se già detto, alcune famiglie di Allerona; le quali " vennero a vedere il luogo, ed essendogli piaciuto, se gli dettero terreni per piantar vigne, e per sementare a lor sufficenza, e siti per fabbricar case, con esentarli per 10 anni di non pagar cosa alcuna, quali passati dovessero delle vigne, che delle case fabbricate, pagare il doppio, a riconoscimento, siccome pagano; e tuttavia si va fabbricando, concorrendo sempre gente di quel Paese ad abitarvi; e vi sono buonissime possessioni e vigne, e vi si raccolgono buonissimi vini ".
Nel 1537 Arlena entrò a far parte del Ducato di Castro, e quando questo scomparve in seguito ai noti avvenimenti che culminarono con la distruzione della sua capitale, venne nuovamente incamerata dalla S. Sede.
Nel 1788 Pio VI la concesse in enfiteusi al conte Alessandro Cardelli e nel 1808 la Camera Apostolica la vendette al principe polacco Poniatowski. Arlena è un paesino di 900 abitanti, situato tra Tuscania e Canino. Arrampicato su un colle a 260 m. sul livello del mare, guarda timidamente l'aspro paesaggio che lo circonda: macchie, come quella di Pantalla, che lo separano dal territorio di Tuscania; boschi, nidi di animali selvatici (la zona è molto ricca di selvaggina e pertanto è meta preferita di cacciatori, soprattutto ternani e fiorentini); qua e là fette di terreno fertile, brillante al sole di giugno di alte spighe, o in autunno verdeggiante di ulivi carichi di drupe.
Nel suo territorio fossi e ruscelli si intrecciano fra loro formando una rete gorgheggiante: l'Infernetto, il fosso della Vena (che insieme danno origine all'Arrone), più ad est il Pellicone, a nordovest il Cappellaro, che divide il territorio da quello di Tessennano. Arlena è circondata ancora dai territori di Piansano e di Cellere. La parte sud del paese è denominata " Castelvecchio" ed occupa l'area dell'antica "Rocca", di cui rimangono notevoli avanzi e della quale le abitazioni hanno utilizzato le spesse mura del perimetro esterno; (il fossato del ponte levatoio, riempito dalle macerie, costituisce oggi un tratto dellà rete stradale della provinciale Tuscania-Canino).
Nel territorio affiorano o vengono alla luce spesso tombe etrusche a grotta e a fossa. Esistono anche cunicoli lunghi diversi chilometri, ma sono troppo bassi per poterne effettuare una ricognizione. La popolazione è dedita come la maggior parte degli abitanti dei paesi vicini, all'agricoltura e alla pastorizia; non vi sono industrie, ma il territorio è ricco di pomice e si ha una abbondante spedizione di tal materiale verso i centri del Nord. S. Rocco è il patrono, festeggiato ogni 16 agosto; un tempo e tutt'oggi in questo giorno la festa è movimentata dal celebre " Palio "; e gli Arlenesi in questa occasione mostrano i loro vestiti più belli, e sgranocchiano noccioline americane e partecipano in massa alla entusiasmante Tombola che si gioca nella piazza. Ancora sentita è la ricorrenza di S. Antonio Abate, il 17 gennaio; per l'occasione si celebra una messa cantata, si accende un grande " fuoco " e si dà il via alla tradizionale benedizione delle bestie. La chiesa parrocchiale, in stile barocco, è dedicata a S. Giovanni Battista.

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