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cenni storici [ torna all'indice ] [ chiudi questa sezione ]

Sulle origini di Salerno mancano notizie precise. Le scoperte rinvenute fanno pensare che il territorio fosse abitato da tempi remoti. Sappiamo che i Greci portarono nella vasta piana le colture del lino e del frumento, dell'ulivo e dei frutteti, mentre gli Etruschi, le industrie tessili e quelle della ceramica e del bronzo.

Tra il 197 e il 194 a.C. divenne colonia romana assumendo il nome di Salernum.

Progredì, arricchendo la sua cultura e le sue tradizioni, anche durante l'occupazione dei Goti. Ma è solo con la conquista dei Longobardi che divenne il centro più fiorente del Mezzogiorno.

Nel 786 Arechi II trasferì la sede del ducato di Benevento a Salerno, per sfuggire all'offensiva di Carlo Magno e garantirsi il controllo di una zona strategica al centro delle comunicazioni costiere ed interne della Campania. Il principe longobardo fece fortificare la città, già dotata del Castello sul colle Bonadies, con mura e torri, e la nuova capitale dall'839 fu sede di un principato e potente centro politico.

Con Arechi II, Salerno conobbe grande splendore diventando centro di studi con la celebre Scuola Medica, la più antica istituzione medica dell'occidente europeo e fulcro di preziose scoperte scientifiche fondamentali all'evoluzione del pensiero moderno.

Il 13 dicembre 1076 il condottiero normanno Roberto il Guiscardo conquistò Salerno ponendo fine al plurisecolare dominio longobardo. Sotto il dominio normanno nella Opulenta Salernum furono edificati la reggia Castel Terracena, il maestoso Duomo e si diede grande impulso alla scienza e alla Scuola Medica Salernitana.

Con l'avvento degli Svevi, alla fine del XII secolo, si registrò un periodo di risveglio economico della città. Manfredi, figlio di Federico II, fece costruire il molo che ancora oggi porta il suo nome e istituì la fiera di San Matteo, la più significativa dell'Italia Meridionale.

Dopo la conquista angioina la città fu residenza della regina Margherita di Durazzo che a Salerno fu sepolta nella monumentale tomba, oggi in cattedrale, opera del famoso scultore Baboccio da Piperno.

Dal XIV secolo in poi, gran parte della provincia di Salerno diventò territorio dei Principi di Sanseverino, potenti feudatari, i quali attirarono in città uomini d'arte e di cultura. Ma nei primi decenni del XVI secolo, l'ultimo discendente dei Sanseverino entrò in contrasto con il Governo spagnolo, determinando la rovina dell'intero casato e l'avvio di un lungo periodo di decadenza per la città.

Il 1656, il 1688 e il 1694 rappresentano date dolorose per Salerno: peste e terremoti produssero innumerevoli vittime.

Una lenta rinascita della città si avrà nel XVIII secolo con la fine dell'impero spagnolo e la realizzazione di numerose dimore signorili e chiese che ancora oggi caratterizzano le strade principali del centro storico.

Nel 1799 Salerno aderì alla Repubblica Partenopea. Nel periodo napoleonico Gioacchino Murat emanò il decreto di soppressione della Scuola Medica Salernitana. Nello stesso periodo furono soppressi anche gli Ordini religiosi e confiscate numerose proprietà ecclesiastiche.

La città trovò quindi la sua espansione oltre le mura antiche. Uno sviluppo urbano che continuò anche dopo l'Unità d'Italia e fino alla seconda guerra mondiale, con l'ampliamento di molte aree periferiche e la costruzione di grandi edifici pubblici e privati.

Nel settembre 1943 Salerno fu teatro dello sbarco degli alleati e dal 12 febbraio al 17 luglio 1944 ospitò il Governo Badoglio.

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Salerno Capitale [ torna all'indice ] [ chiudi questa sezione ]

All'alba del 9 settembre 1943 la Quinta Armata americana sbarcò sul litorale salernitano.
La città, seppure incredula, accolse con entusiasmo "i liberatori", le donne porgevano loro ramoscelli d'ulivo.
La speranza di vedere conclusa la guerra, benché frustrata dalla tenacissima resistenza tedesca, echeggiava in un clima di grande fervore.

I bombardamenti prima, i combattimenti poi: il prezzo pagato alla guerra da Salerno e dalla sua provincia fu altissimo: 400 morti, migliaia i feriti. I danni materiali furono enormi: 15.000 vani distrutti, oltre 100 ponti danneggiati, un quinto dei fabbricati industriali andò perduto. Alimentazione, alloggi e trasporti i punti di maggiore sofferenza.

Con lo sbarco degli alleati la guerra volgeva al termine, ma ne restavano comunque le tracce.
L'operazione Avalanche (Valanga) pose le premesse per la nascita del nuovo Stato democratico e rese Salerno capitale d'Italia e sede del governo Badoglio.
L'11 settembre 1943, il colonnello americano Thomas Aloysius Lane, nominato governatore della città, dopo aver preso possesso del palazzo di città si reca a rendere omaggio a monsignor Monterisi, tra le poche autorità ancora presenti in città, dopo il massiccio sfollamento. L'Arcivescovo raccomanda all'ufficiale la città e afferma: Siete il rappresentante di nazioni civili presso una nazione civile. Date ordini precisi perché siano rispettate le donne, le proprietà private e gli edifici del culto. Il colonnello dopo aver assicurato il rispetto di questi principi dice: Ildebrando sconfisse l'imperatore tedesco. Ora aiuterà anche noi a scacciare da Salerno e dall'Italia l'oppressore tedesco.

Il governo Badoglio si trasferisce a Salerno l'11 febbraio 1944. Nella nuova compagine governativa vi sono anche due salernitani: Giovanni Cuomo all'Educazione Nazionale e Raffaele Guariglia agli Esteri.
Il 27 aprile 1944 nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città si riunisce il primo Consiglio dei Ministri del governo di unità nazionale.

Il trasferimento a Salerno per il governo significa anche un salto qualitativo: è qui che si comincia a procedere alla ristrutturazione amministrativa.
Agostino Degli Espinosa scrive:

…tra le fessure della organizzazione militare americana, si vedeva comparire la vita italiana e con meraviglia in essa si riconoscevano i caratteri della civiltà contemporanea. Per le strade soleggiate passavano automobili, carabinieri in casacca di cuoio su motociclette rosse, ufficiali e soldati ben vestiti, borghesi corretti e indaffarati. Negli uffici ministeriali le dattilografe scrivevano velocemente sulle loro macchine lucide, i tavoli erano carichi di pratiche e funzionari diligenti compulsavano, segnavano carte o discutevano dottamente"

La città di Salerno con i suoi 80 mila abitanti svolgeva un ruolo che sembrava l'avesse dilatata, come ingrandita. I salernitani, consapevoli allora del momento eccezionale, sentivano l'orgoglio di ospitare il governo d'Italia, un orgoglio che si manifestava in una generosa gara di tutti ad offrirsi per quanto potesse occorrere per il vanto del proprio paese, per l'onore d'Italia.

Tra le moltissime e gravi questioni che il governo italiano si trova ad affrontare durante l'inverno e la primavera del 1944 se ne ricordano alcune rispetto alle quali nonostante le difficoltà, si riescono ad ottenere importanti risultati.

La soluzione della questione alimentare con il ripristino del razionamento. Il ristabilimento delle vie di comunicazione e la rinascita dell'Università di Salerno. Sciolta la scuola di medicina durante il decennio francese, l'ultimo scampolo di Università salernitana era stato abolito da Francesco De Sanctis, ministro della Pubblica istruzione e rettore dell'università di Napoli, all'indomani dell'Unità d'Italia. Il 15 marzo 1944. Durante il governo Badoglio nasce il Magistero a Salerno con sede a Palazzo Pinto, in via Mercanti. Essenziale a tal fine è stata l'attività di Giovanni Cuomo, salernitano, prima sottosegretario poi ministro del governo Badoglio.

La vicenda però non fu senza strascichi. Le autorità accademiche napoletane insorgono sottolineando la necessità di tener conto della mancanza di tradizioni culturali nella città di Salerno. Ma la miopia e il campanilismo del corpo accademico partenopeo appoggiato da Adolfo Omodeo, rettore e ministro della Pubblica Istruzione non riescono ad impedire la riapertura, durante i giorni di Salerno capitale, di una pagina importante della vita culturale e sociale della città.

Il 4 giugno con la liberazione di Roma, come era stato stabilito precedentemente, Vittorio Emanuele III affida la Luogotenenza del Regno al figlio Umberto e a Badoglio succede, come Presidente del Consiglio dei Ministri Ivanoe Bonomi che continua a riunire il suo governo a Salerno fino ad agosto, quando normalizzatasi la situazione a Roma il Governo torna nella sua sede naturale.

Termina in questo momento l'avventura di Salerno Capitale.
La città di Salerno ha svolto il ruolo di Capitale solo per poco più di cinque mesi, eppure in quel tempo così breve, ma convulso e di alta drammaticità, prese forma un governo che fu la cellula, il primo supporto del nuovo Stato italiano, l'inizio della storia della nostra rinascita come popolo, come democrazia, come governo (Gabriele De Rosa, Intervento al convegno "Salerno Capitale", Salerno, 14.07.1994.)

Le sedi del Governo Badoglio

Comune di Salerno: sede della presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Interni e del Ministero dell'Educazione Nazionale.

Salone dei Marmi: si tenevano le riunioni del Consiglio dei Ministri

Ufficio del Sindaco: Ufficio del Presidente del Consiglio dei Ministri

Sala della Giunta: sede del Ministero dell'Educazione Nazionale, poi Pubblica Istruzione

Palazzo delle Poste: sede del sottosegretariato Poste e Telegrafi.

Palazzo Natella: sede del Ministero dell'Agricoltura e Foreste, del Ministero dei Lavori Pubblici e degli uffici di collegamento dei Ministeri della Guerra e della Marina

Palazzo Barone: sede del Ministero degli Esteri

Palazzo di Giustizia: sede del Ministero di Grazia e Giustizia e della Suprema Corte di Cassazione

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Scuola Medica Salernitana [ torna all'indice ] [ chiudi questa sezione ]

Il maggior titolo di vanto per Salerno è affidato alla sua celebre Scuola Medica, un'istituzione che, pur tra alti e bassi, ha funzionato per oltre un millennio, dall'alto Medioevo al 1812 e ha diffuso nel mondo il nome e il prestigio della città, quale Hippocratica Urbs che per prima praticò e poi teorizzò una medicina libera dall'influenza degli astri.
La leggenda attribuisce la fondazione della Scuola a quattro maestri: l'ebreo Helinus, il greco Pontus, l'arabo Adela ed il latino Salernus. L'ars medica salernitana nasce infatti dal confluire di queste quattro culture che a Salerno, nel cuore del Mediterraneo, trovarono il loro punto nodale.
Le prime testimonianze storiche dell'attività della scuola risalgono al X secolo. Alfano I, arcivescovo di Salerno dal 1058 al 1085, medico insigne, oltre che poeta e filosofo, scrisse della sua città: Tum medicinali tantum florebat in arte, posset ut hic nullus languor hobere locum: "Allora Salerno era così fiorente nell'arte medica che nessuna malattia poteva in essa trovar posto".
Se per mancanza di adeguata documentazione, è difficile accertare l'epoca di fondazione della Scuola o delle scuole, non si può dubitare che nei secoli X-XI i medici di Salerno godessero di grande fama anche fuori dall'Italia.
Nella cultura medica salernitana, insolitamente per il panorama culturale del tempo, ebbero un posto di rilievo anche le donne. Il personaggio più famoso, e a tratti anche leggendario, è Trotula, ostetrica e levatrice, alla quale si attribuisce un trattato di ginecologia e ostetricia.
Il primo documento in cui la Scuola è citata come organizzazione istituzionalizzata è contenuto nelle costituzioni di Federico II, pubblicate a Melfi nel 1231, in cui si dichiarava: … in futuro nessuno osi assumere il titolo di medico ed esercitare la professione medica se non supera l'esame della scuola pubblica di medicina dei maestri di Salerno e dispone di attestati scritti di fiducia e di perizia rilasciati da detti maestri… Questo perché i maestri di Salerno venivano da sapienze lontane, erano depositari di tradizioni antiche, avevano collegato la loro arte agli esemplari metodi dell'antico.
Il grande rinnovamento culturale, legato al fenomeno del monachesimo benedettino, che ebbe a Montecassino il suo centro propulsore e a Salerno la più alta espressione nell'Abbazia di San Benedetto, esercitò un ruolo importante, nell'evoluzione degli studi scientifici e della prassi medica. Particolare rilievo assume in questo contesto la figura di Costantino l'Africano che, nei dieci anni di permanenza tra Salerno e Montecassino, svolse un'intensissima attività di traduzione dal greco, dall'ebraico e dall'arabo, arricchendo la cultura cassinese-salernitana delle conoscenze della medicina e della scienza araba in generale. Anche se a fondamento dell'insegnamento della Scuola medica restano le dottrine del Corpus Hippocraticum e le trattazioni mediche di Claudio Galeno.
Il primo statuto della Scuola risale al 1280, mentre la prerogativa regia del conferimento delle lauree decadde solo nel 1442 quando Alfonso d'Aragona autorizzò la creazione del Collegium doctorum, una struttura corporativa dei dottori di Salerno corrispondente all'attuale Ordine dei Medici, con il diritto di conferire lauree in medicina.
La Scuola continuò la sua attività con alterne vicende fino al 1811, quando, con la riorganizzazione dell'istruzione pubblica del regno, Gioacchino Murat la soppresse, sanzionando giuridicamente una situazione di fatto preesistente: pur continuando il Collegio medico di Salerno a compilare e distribuire diplomi, la funzione culturale e scientifica della scuola era ormai da tempo praticamente cessata.
Una tradizione orale riporta che Roberto, duca di Normandia, tornando dalla prima Crociata si fermò a Salerno perché una freccia avvelenata gli aveva provocato una grave ferita al braccio destro ed era necessario fermare rapidamente il diffondersi dell'infezione. I medici della Scuola Medica Salernitana stabilirono che qualcuno, disposto a morire eroicamente al posto del duca normanno, avrebbe dovuto succhiare il veleno al più presto. Roberto con animo nobile rifiutò, non volendo che qualcuno morisse al suo posto; ma di notte, mentre egli dormiva, la moglie Sibilla, figlia del Conte di Conversano, gli succhiò il veleno dal braccio e, sacrificando la propria vita, lo salvò. Negli stessi giorni, in Inghilterra, moriva il re Guglielmo, fratello di Roberto: questi, informato del fatto, decise di partire da Salerno per andare ad occupare il trono che gli spettava. Salutò, dunque, i medici della Scuola Medica Salernitana, e chiese loro un vademecum, un manualetto con i principi essenziali dell'arte medica salernitana. Al Re di Inghilterra fu così dedicato il "Regimen Sanitatis Salernitanum" (Regola Sanitaria Salernitana) Il "Regimen Sanitatis", che nel corso dei secoli ha avuto titoli diversi ("Medicina Salernitana", "De conservanda bona valetudine", "Flos medicinae Scholae Salerni") è il documento letterario fondamentale della Scuola Medica Salernitana. Al nucleo originario, poco più di trecento versi raccolti e commentati nel XIII sec. da Arnoldo di Villanova, furono aggiunti via via numerosi altri aforismi attribuiti, a torto o a ragione, alla Scuola Medica Salernitana.
Nel laboratorio della scuola medica salernitana trovano spazio lunghi e precisi cataloghi di erbe e piante, anche se il primo nucleo del Regimen Sanitatis assegna a soli 18 "semplici" il benefico primato della cura: Malva, menta, salvia, ruta, cipolla, senape, viola, ortica, issopo, cherefolio, ènula, pulegio, nasturzio, celidonia, salice,croco, porro, pepe nero. Per "semplice" si intende la parte di pianta che ha potere curativo. I "semplici" per eccellenza della letteratura medica salernitana sono i medicamenti che, nati dalla semplicità della natura, curano affezioni e proteggono la salute.
Oggi, l'antica chiesa di San Gregorio conserva il primo nucleo del Museo Didattico della Scuola Medica Salernitana. In esso è documentata e illustrata l'attività della scuola nei secoli XI-XII-XIII, che ne rappresentano il periodo di maggiore splendore. Quello stesso periodo che rese Salerno un riferimento e un laboratorio internazionale di cultura, di traduzione e circolazione di libri e di conoscenze mediche che si è poi tradotto in storia determinante per la medicina europea di almeno 4 secoli successivi.

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Stemma e Gonfalone [ torna all'indice ] [ chiudi questa sezione ]

Salerno - lo stemma della cittàSeguendo la bibliografia esistente sugli stemmi di Salerno risulta evidente come ad ogni passaggio di feudatari o regnanti in Salerno le insegne riportassero i simboli delle case dominanti, ma non lo stemma pubblico della città.

Bisogna arrivare al 1574 per ritrovare i primi documenti in cui alla Municipalità di Salerno viene associato uno stemma. Infatti i simboli dello stemma del Comune di Salerno risultano già nel sigillo riportato su documenti di quell'anno relativi alle liquidazioni di servizi di guardiania assicurati presso la Torre dell'Annunziata. E' già presente la figura dell'apostolo Matteo benedicente e nel motto la Civitas Salerni è appellata Sancta, indicata con la S abbreviata che precede Civitas.

Inoltre il Mazzella nel 1597 così descrive il sigillo della città: Fa per arme detta Città in campo azzurro l'Evangelista San Matteo Suo Protettore, di sotto poi di quello, tre fasce d'argento con altre tante rosse, le quali insegne sono l'arme d'Ungheria, che le donò a detta Città Carlo II d'Angiò, Re di Napoli, dopo che per causa di Maria sua moglie, unica figliola del re Stefano, successe al Regno predetto d'Ungheria, essendo per avanti detto Re Carlo stato creato Principe di Salerno. (1)

La scelta di utilizzare San Matteo, protettore di Salerno, nello stemma della Municipalità pare risalga al 1544 ; infatti il 27 giugno di quell'anno il pirata turco Khair-ed-Din, detto il Barbarossa, tentò di sferrare un attacco con la sua flotta a Salerno. Una tempesta, però, distrusse la flotta e il Barbarossa non poté sbarcare. Il popolo salernitano attribuì al Patrono San Matteo l'avvenimento e decise di inserire il santo nello stemma utilizzando l'immagine dell'Evangelista e Martire san Matteo con la destra in atto di benedire mentre la sinistra reca il libro del Suo Vangelo. (2)

Lo stemma del Municipio lo ritroviamo anche alcuni monumenti settecenteschi di Salerno; in particolare sulla Fontana di don Tullio ovvero di Esculapio del 1790 e attualmente collocata nella Villa Comunale; sul portale dell'Ave Gratia Plena Minore, costruita agi inizi del 1700, e della Chiesa della Nunziatella inaugurata nel 1758. Quest'ultimo stemma, unico a colori, riporta nella parte alta una Croce in campo azzurro e sotto tre fasce d'oro e altrettante rosso, utilizzando così forse i colori degli Aragonesi.

Salerno - il Gonfalone cittadinoLa storia di tutti gli stemmi è simile per tutti i Comuni del Regno delle Due Sicilie dal 1806, infatti con la legge n.263 del 1 dicembre 1806 si prevedeva che l'unico “suggelo” che può essere impiegato è quello della Real Corona nel cui contorno ogni autorità può incidere il proprio nome per distinguerlo. Pertanto anche i timbri del Comune di Salerno riportano lo stemma abbreviato del reame che la legge citata descriveva come uno scudo, ove sia espresso nella parte superiore l'emblema del regno di Napoli, composto da due cornucopie d'oro e da un delfino d'argento in campo azzurro, e nella parte inferiore l'emblema del regno di Sicilia indicato dalla trinacria d'argento in campo d'oro. In mezzo a queste armi dominerà lo scudo dell'Impero francese, ornato dalla sola Corona Imperiale. Lo stemma suddetto abbreviato sarà circondato dalla collana della legione d'onore, e decorato colla Corona, e manto reale di questa Nostra Monarchia.

Stessa impostazione è confermata dai Borboni, prima con una nota del 10 giugno 1815, poi con tre decreti: decreto n.4069 del 21 dicembre 1816, decreto del 15 marzo 1817 e n. 1082 20 gennaio 1818, in base ai quali per lo stemma del comune al suggello reale verrà aggiunta in un segmento ellittico l'indicazione,… , del comune a cui il suggello appartiene.

Quando i Borboni decadono già con nota dell'11 settembre 1860 l'Intendente del Principato Citeriore invita i sindaci a provvedere ai nuovi stemmi e suggelli i quali dovranno essere fregiati delle Armi dell'Inclita Casa di Savoja con l'epigrafe Vittorio Emanuele Re d'Italia. (a)

Con l'avvento dell'Unità d'Italia ritornano gli stemmi dei Municipi, come si evince dalla nota per Governo della Provincia che in data 15 giugno 1861 sollecita il comune di Salerno a fornire una copia dello stemma del Municipio, anche se solo per un'esposizione che nel settembre di quell'anno si doveva tenere a Firenze.

E' nel 1865 quando con una legge del 20 marzo entrano vigore una serie di normative del Regno Sabaudo, e tra queste la Legge sull'Amministrazione Comunale e provinciale del 23 ottobre del 1859, che vengono dati ai comuni precise indicazioni sugli stemmi da adottare.

Comuni dovevano fare richiesta per la concessione dello Stemma in forma di lettera patenti, estesa su pergamena, in mezzo delle quali deve essere miniata la figura, la quale deve venire inoltre descritta nel contesto delle medesime lettere in termini dell'arte (3).

Dagli atti di archivio non sembra che vi sia stata nessuna richiesta di riconoscimento in quegli anni, anche se vi è una pressante richiesta da parte del Tipografo editore Gaetano Longo di una copia dello stemma per la sua opera Illustrazione delle principali Città d'Italia , e un acquarello dello stemma graficamente simile a quello in parte utilizzato alla fine dell'ottocento nei timbri e nella carta intestata. Ma c'è da rilevare che i primi esempi di carta intestata e timbri del Comune non riportano il simbolo di San Matteo, come d'altronde anche nello stemma del comune presente nel Teatro Comunale inaugurato nel 1870. Lo stemma infatti riporta nel parte superiore una stella in campo azzurro e nella parte inferiore le tre fasce d'oro con altrettante rosse.

Per alcuni anni convivono sia i suggelli (timbri) con la stella nella prima parte dello stemma che quello con San Matteo. Dopo il 1880 si consolida la figura di San Matteo nei suggelli e nella carta intestata del comune.

Il simbolo di San Matteo è,infine, omesso nel 1941 in alcuni servizi municipali, come la Centrale del Latte (b) e sulle carrozze della Filovia (c).

Il primo riconoscimento ufficiale del proprio stemma il comune di Salerno lo richiede il 3 febbraio 1939, dopo che il Decreto Legge n.442 del 20 marzo 1924 faceva divieto assoluto ai comuni di usare Stemmi, Emblemi, sigilli, Gonfaloni, non legalizzati dalla Consulta Araldica del Regno (nel 1923 passata sotto le dipendenze della Presidenza del Consiglio) e successive normative del 1928 e 1933 imponevano che l'emblema e il sigillo del comune fossero fregiati del Fascio Littorio nella Figura Araldica del Capo.

A disegnare il nostro Stemma e Gonfalone fu chiamato il Maestro Pasquale Avallone, ma una nota prefettizia del 30 aprile del 1940 comunica le decisioni della Consulta Araldica che apportava alcune modifiche allo stemma proposto. In particolare: 1° Eliminazione della corona murata sormontante la figura di San Matteo; 2° La mano destra del Santo sarà raffigurata nell'atto di benedire anziché tenente una penna; 3° La parte inferiore del troncato sarà di rosso a tre fasce d'argento anziché d'oro e di rosso. (d)

Tali modifiche, ma principalmente quella relativa ai colori furono non accolte dal Comune che riteneva che la cittadinanza era attaccata al suo Gonfalone, con i tradizionali colori rosso e oro, riprodotto nel Palazzo di Città, nella R.Prefettura e in tutti gli edifici pubblici di Salerno, moderni e antichi. (e)

L'approvazione definitiva del nostro Stemma e Gonfalone , nonché il riconoscimento del titolo di Città fu decretato dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 23 giugno 1949 , decreto che così recita (f):

1) Spettare alla Città di Salerno il diritto di fare uso dello stemma del gonfalone miniati nei fogli qui annessi, e descritti come espresso:

Stemma: Troncato: nel primo d'azzurro alla mezza figura di S.Matteo al naturale; barbuto e canuto,aureolato, sormontato da corona murata, uscente dalla partizione, drappeggiato di rosso e di verde, poggiante la mano sinistra sull'orlo superiore delle pagine aperte del Libro del Vangelo, tenente con la destra una penna d'oca; nel secondo fasciato d'oro e di rosso. Ornamenti esteriori da Città.

Gonfalone: Drappo troncato d'azzurro e di rosso, l'azzurro caricato della figura di S.Matteo descritta nello stemma; il rosso caricato di tre fascie d'oro accompagnato in punta dalla sigla “S.P.Q.S.” in oro. Le parti di metallo saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale, e cimata da un'aquila caricata in petto di uno scudetto di rosso alla croce d'argento.

2)Doversi prendere nota del presente provvedimento nel Libro Araldico degli Enti Morali.

Dopo circa cinquanta anni, nel 1996, lo stemma del Comune è stato ridisegnato in forma digitale dalla ditta Segno Associati; a quello finora in uso, l'Amministrazione, con delibera di Consiglio Comunale n.106 del 26 novembre del 1996, aggiunge la scritta HIPPOCRATICA CIVITAS , volendo ricordare la prestigiosa Scuola Medica Salernitana, per secoli meritato vanto della cittadinanza

Note
1) Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, 1597
2) P.Setola, I Santi Patroni di Salerno e Amalfi salvano le due città dal pirata Barbarossa, in “Roma”, XCI (1952), n.181, 29 giugno, Cronaca di Salerno
a) Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storico VI II 11 Costituzione del 1848 e Plebiscito del 1860
3) C.Astengo, Guida Amministrativa, Milano 1865
b) Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storica, Fondo Patrimonio Mod.B13, foto di Fratacci
c) Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storica, I-I-1 “Gonfalone Municipale. Confezione” Arturo Capone, Lo stemma di Salerno e le sue trasformazioni in “Il Mattino”, XIX (1941), 22 maggio, Cronaca di Salerno,
d) Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storica, I-I-1 “Stemma civico e valletti.” , Salerno 30 Aprile 1941, nota del Prefetto di Salerno al Podestà di Salerno avente per oggetto: Stemma e Gonfalone della Città
e) Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storica, I-I-1 “Stemma civico e valletti.” , Salerno 28 giugno 1943, nota del podestà di Salerno indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Prefetto di Salerno avente per oggetto: Stemma e Gonfalone della Città
f) Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storica, I-I-1 , “Decreto” Roma 23 giugno 1949 Decreto del Presidente del Consiglio con cui si approva lo stemma.

Bibliografia
- Luigi Staibano, La Salerno epigrafica, manoscritto del 1877, Archivio Storico del Comune di Salerno
- Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, 1597
- Pasquale C.Setola, I Santi Patroni di Salerno e Amalfi salvano le due città dal pirata Barbarossa, in “Roma”, XCI (1952), n.181, 29 giugno, Cronaca di Salerno
- C.Astengo, Guida Amministrativa, Milano 1865

Fonti
- Archivio di Stato di Salerno, Intendenza Busta 1115
- Archivio di Stato di Salerno, Raccolta Leggi e Decreti,
- Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storico VI II 11 Costituzione del 1848 e Plebiscito del 1860
- Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storico I-I 1 “Gonfalone Municipale. Confezione”
- Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storico I-I 1 “Stemma civico e valletti.”
- Comune di Salerno/Archivio Generale – Sezione Storico I-I 1 “Decreto”
- Archivio di Stato di Napoli, Fondo Regia Camera della Sommaria – Patrimonio/Torri e Castelli-Fascio 62 (Fogli n. 31- 32- 33- 34- 35- 36)

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