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La storia dei Cunicoli di Claudio - tra il 42 e il 51 d.C.
 
 
La piana del Fucino dal monte Sirente
La piana del Fucino dal monte Sirente

La storia di un prosciugamento

I Marsi, abitanti dei paesi che si affacciavano sul Lago Fucino (si pronuncia Fùcino) , erano rinomati per la loro abilità nell'arte di guarire malattie e ferite e per la loro conoscenza delle virtù delle piante, dal succo delle quali sapevano estrarre filtri e veleni.
I Marsi erano chirurghi, medici, farmacisti, maghi, stregoni. Essi sapevano incantare i serpenti e guarivano dai loro morsi con segni e parole. I ricercatori antichi facevano discendere i Marsi da un certo Marso figlio di Circe.
Nei monti da loro abitati, crescevano in abbondanza numerose specie di piante medicinali, di cui essi avevano saputo osservare gli effetti terapeutici, ma in quei monti abbondavano colubri e vipere ed essi conoscevano molto bene questi rettili, sia nelle abitudini sia nella anatomia. I Marsi avevano una particolare devozione per la dea Angizia ed il centro del suo culto pare fosse una città situata sul monte Salviano dove si trovava un bosco consacrato alla dea di cui ci parla Virgilio nei versi dell'Eneide.
Della città si impadronirono i Romani verso l'anno 420 di Roma quando questi conquistarono la Marsica e Strabone ci dice che il lago di Fucino, sulle sponde del quale la città sorgeva, era come un piccolo Mediterraneo.

Il primo a tentare il prosciugamento del lago fu Cesare che per procacciare i viveri alla capitale (ma anche per sedare l'animo dei Marsi) promise di prosciugare il Fucino; ma si narra che anche l'imperatore Tiberio si adoperò presso il senato per costringerlo in tale opera, soprattutto perché a Roma le vettovaglie scarseggiavano.
Dopo i sanguinosi anni di Caligola, Claudio decise di intraprendere i lavori.

Cunicoli di Claudio

E' certo che i Marsi sollecitarono con insistenza il prosciugamento del loro lago per dare terre ai vecchi legionari del paese. Sempre Svetonio aggiunge: "Egli intraprese il prosciugamento del lago, non meno per desiderio di guadagno che di gloria e rispose con un rifiuto ai molti che si offrirono di eseguire l'opera a loro spese senza altro compenso che la concessione delle terre prosciugate." Così Claudio consigliato da Narciso prese a sé l'esecuzione dei lavori.
Furono necessari 30.000 schiavi e undici anni di incessanti lavori, ma l'esito non fu quello voluto e l'emissario da lui realizzato riuscì per poco tempo a sottrarre alle acque il fertile territorio.

naumachia

La Naumachia (in latino naumachia, dal greco antico ναυμαχία/naumachìa, letteralmente 'combattimento navale')

I naumachiarii (combattenti nella naumachia) prima della battaglia salutavano l'imperatore con una frase divenuta famosa: Morituri te salutant.
Una tradizione erronea se ne è appropriata per farne una frase rituale dei gladiatori all'imperatore, mentre in realtà viene attestata solo in questa occasione.
Svetonio ci informa che compiuto l'emissario, dopo undici anni di incessanti lavori, Claudio volle celebrare l'inaugurazione in modo solenne.
Volle che si festeggiasse la grandiosa opera con una battaglia navale. Una cinquantina di vascelli disposti in due flotte con diciannovemila ribaldi presi dalle prigioni, dovevano scontrarsi.
Le naumachie avevano la peculiarità di sviluppare dei temi storici o pseudo-storici: ogni flotta che s'affrontava incarnava un popolo celebre per la sua potenza marittima nella Grecia classica o l'Oriente ellenistico: Egizi e Fenici per la naumachia di Cesare, Persiani ed Ateniesi per quella augustea, Siculi e Rodii per quella di Claudio.
Tutta Roma giunse sulle rive del lago per assistere allo scontro e tra questi cera anche il dotto Plinio che descrive con ammirazione i lavori compiuti. Sulle sponde del lago s'era innalzato un padiglione da dove l'imperatore e la sua corte avrebbero potuto assistere alla naumachia. Dal fondo del lago, con un ingegnoso meccanismo, si fece uscire un tritone d'argento e con uno squillo di tromba si dette inizio al combattimento.
Zattere ricolme di pretoriani vennero disposte tutt'intorno alla scena, per prevenire fughe da parte dei naumachiarii che parteciparono allo spettacolo.

In questa occasione - ma non sembra essere stata la regola – ai sopravvissuti venne accordata la grazia.

Tacito 50 anni dopo racconta questo avvenimento: "Finita la festa, si aprì il passaggio delle acque e ben presto si scoprì l'errore nel livellamento dello spiano; sicché il lago non avrebbe potuto essere prosciugato, né fino a fondo né a mezzacqua. Dopo alcun tempo, approfondito il sotterraneo, per radunar di nuovo il popolo alla riapertura dell'emissario, si dette, su di un'arena di ponti, lo spettacolo di un combattimento di gladiatori. Si apprestò anche un convito vicino al luogo ove dovevano prendere corso le acque, il che fu causa di un grande spavento per i commensali. Le acque si precipitarono con tal furia, da trascinar seco le cose vicine e smuover le lontane, e ognuno rimase esterefatto dal rumore."
Claudio visse due anni ancora dopo l'apertura dell'emissario che ebbe luogo verso la metà dell'anno 52 d.c.

collettore_centrale
Avezzano, Cunicoli di Claudio, collettore centrale

Il ritorno del lago...
Dall'imperatore Claudio a Traiano la storia non dice più nulla del lago del Fucino. Sia Traiano che il suo successore Adriano vi lavorarono e le terre prosciugate appartenevano al territorio d'Alba. La Marsica, divenne ben presto, per gli abitanti di Roma, una contrada di villeggiatura, come sembrano dimostrare i numerosi resti di sontuose abitazioni rinvenute nelle pianure dei Campi Palentini, d'Alba, e di Trasacco. I molti monumenti che esistevano ad Alba e a Marruvio, rendono testimonianza dello stato fiorente del paese dove, sebbene il lago fosse diminuito dai 5 ai 6.000 ettari, offriva ancora la possibilità di pesca. Durante il tempo in cui l'emissario fu in azione e moderò in parte il regime del lago la Marsica visse i suoi tempi migliori e le popolazioni non cancellarono mai dalla memoria il ricordo di quella età dell'oro.

Finchè Roma fu la capitale dell'impero si ebbero lavori di manutenzione dell'opera, ma quando Roma decadde venne meno il controllo e ció produsse man mano il ricolmarsi del canale di scolo e l'ostruzione dello stesso. Queste fiorenti contrade decaddero così come decadde l'impero ed ebbero a sopportare calamità e interminabili lotte nel tempo del feudalesimo.

Dopo qualche tempo infatti, l'incuria e la scarsa manutenzione del condotto restituirono al lago l'antico aspetto.
Altri imperatori tentarono l'impresa (si rilevano tracce di Traiano, Adriano, Federico II del Sacro Romano Impero e altri), ma in questo periodo l'emissario Claudiano ebbe la sola funzione di scolo. Intanto le spaventevoli esondazioni del lago continuavano a terrorizzare le popolazioni circostanti e a devastare raccolti.

sbocco pozzo 22
Avezzano, Cunicoli di Claudio, sbocco pozzo 22
emissario_sotterraneo
Avezzano, Cunicoli di Claudio, emissario sotterraneo

Diciotto secoli dopo, il progetto venne ripreso e ampliato con l'obiettivo di prosciugare il lago che, con i suoi 150 chilometri quadrati, era il terzo per superficie in Italia.
L'intervento, avviato sotto il regno di Ferdinando di Borbone, coinvolse le imprese occupate in altre due storiche vicende: il taglio del Canale di Suez e quello del Canale di Panama. A portare a conclusione questo "sogno impossibile" furono, nel 1875, i Torlonia.

Questa storia, a breve, sarà trattata a parte
La redazione