mappa della subregione VAL DI SANGRO e dei singoli Comuni   
subregione Val di Sangro
Regioni: Abruzzo - Molise
Capoluoghi: Atessa , Lanciano
n°comuni: 49
perimetro: 0 km (da calcolare)
superficie: 1.206 km2
superficie calcolata: 1.206,32 km2
abitanti (istat 2017): 120.990

I Comuni

Altino - Archi - Atessa - Bomba - Borrello - Casalbordino - Casoli - Castel Frentano - Civitaluparella - Civitella Messer Raimondo - Colledimacine - Colledimezzo - Fallo - Fara San Martino - Fossacesia - Frisa - Gamberale - Gessopalena - Lama dei Peligni - Lanciano - Lettopalena - Montazzoli - Montebello sul Sangro - Monteferrante - Montelapiano - Montenerodomo - Mozzagrogna - Paglieta - Palena - Palombaro - Pennadomo - Perano - Pietraferrazzana - Pizzoferrato - Quadri - Quadri - Roccascalegna - Roio del Sangro - Rosello - San Vito Chietino - Sant'Eusanio del Sangro - Santa Maria Imbaro - Taranta Peligna - Torino di Sangro - Tornareccio - Torricella Peligna - Treglio - Villa Santa Maria - Villalfonsina

La Valle del Sangro (o Val di Sangro, come più comunemente detta) si estende per circa 115 km nella provincia di Chieti, dal mare fino al confine con il Molise.

Territorio ricco di millenarie testimonianze archeologiche, storiche e culturali, di bellezze naturalistiche e ambientali, di produzioni artigianali artistiche ed enogastronomiche. La Val di Sangro, che prende nome dal fiume che lo attraversa, è caratterizzata da fitti boschi distesi su una verde vallata solcata da aspre rupi di roccia calcarea e attraversata dai tratturi, cioè le strade d’erba utilizzate dai greggi per compiere la transumanza.

Il territorio è molto vasto, circondato da alte colline e, presso il Sangro, dalla catena montuosa dei Monti Frentani, dei quali la parte più alta è il Monte Pallano (1020 m), assieme al massiccio occidentale della Majella presso il fiume Aventino.

La natura del territorio è tutelata dalla presenza di alcune riserve naturali regionali, come quella delle splendide Cascate del Rio Verde, l’Abetina di Rosello e del lago di Serranella, mentre nel centro della valle, il fiume Sangro dà vita al lago di Bomba.

I paesini dell'alta e media valle sorgono tutti su rupi rocciose in posizioni quasi inaccessibili ma molto scenografiche. La conformazione ambientale, quindi, ha determinato lo sviluppo di diversi borghi fortificati, tra i quali spicca quello di Roccascalegna, con il suo imponente castello medievale che occupa la sommità. Non mancano testimonianze archeologiche come quella del Monte Pallano, dove sono presenti mura in opera poligonale, in alcuni tratti alte 5 metri, di origine italica. L’enogastronomia contempla la norcineria, il formaggio, il miele, l’olio e i celebri bocconotti, dolci tipici di Castel Frentano.

La Val di Sangro può essere suddivisa, partendo dalla costa verso l’area pedemontana, nelle seguenti zone:

  • Basso Sangro

  • Medio Sangro

  • Aventino ed Alto Sangro in provincia di Chieti

  • Alto Sangro ed Altopiano delle Cinquemiglia in provincia di L’Aquila

Il Basso Sangro è la parte della conca di Lanciano e Atessa; il terreno è pianeggiante, costituito dalle varie specie di piante della macchia mediterranea, con lecceti a Torino di Sangro e Fossacesia, e numerose piante invasive come canneti ed erbe palustri, che crescono specialmente sulle sponde del fiume Sangro, fino alla foce di Fossacesia Marina.

Le campagne coltivate sono popolate da ulivi e vigneti, che seguono l'andamento ondeggiante e dissestato dei colli, specialmente verso Atessa e Lanciano, nell'area popolosa di contrada Sant'Onofrio. Il dislivello del terreno è sempre costante da Lanciano fino al mare, passando per i centri di Mozzagrogna, Santa Maria Imbaro e Fossacesia centro, sul cui promontorio finale si trova il golfo di Venere.

La città di Lanciano è costituita da tre colli maggiori, Colle Erminio, Colle Selva e Colle Pietroso con i quartieri medievali; mentre la città nuova si staglia su un quarto colle che procede in declivio con spaccatura verso l'area urbana di Santa Rita.

L'area che va da Lanciano ad Atessa, attraverso la zona pianeggiante del Brecciaio di Sant'Eusanio del Sangro è costituita da colli franosi che mostrano dei calanchi, costituitisi con l'attività millenaria di erosione del terreno. In località Serranella, dove c'è un'oasi naturale WWF, si incontrano i fiumi Sangro e Aventino, formando una grande unità che sfocia nel mare.

Presso Atessa l'area si fa più alta e collinare, fino a raggiungere parti montuose nei comuni di Perano e Archi. La vallata pianeggiante è divisa in due dal fiume, fiancheggiato dalla SS Fondovalle Sangro, che porta fino a Castel di Sangro. Inoltre tale area, oltre allo sviluppo industriale, ha visto anche lo sviluppo urbano di molti piccoli comuni, che hanno costituito un unico complesso residenziale intorno al complesso della Honda di Atessa. Le contrade più sviluppate sono Quadroni, Piane d'Archi, Piazzano d'Atessa, Montemarcone di Atessa, Selva Piana e Selva d'Altino. Presso il mare si trova la famosa costa dei Trabocchi, che, in questa zona, comprende i comuni di Fossacesia, Torino di Sangro e Rocca San Giovanni, le cui spiagge sono caratterizzate da una depressione del terreno che a tratti scende a strapiombo sul mare.

Il Medio Sangro include le aree di Bomba, Villa Santa Maria, Pennadomo, Montelapiano e Civitaluparella, proseguendo fino ai confini di Quadri e Borrello. La spaccatura del terreno tra i monti di Villa Santa Maria (il Monte Cresta) e i Monti Frentani del Monte Pallano è stata formata dall'erosione dovuta dallo scorrimento del fiume Sangro. La zona fu industrializzata nel 1957 con la costruzione della diga del lago di Bomba, che fornisce energia idroelettrica e turismo. Le gole del Sangro proseguono fino a Borrello, dove c'è il confine di due province, la provincia di Isernia (comuni di Agnone, Pescopennataro e San Pietro Avellana) e la provincia dell'Aquila (Ateleta, Castel di Sangro), dove c'è il confine con il comprensorio dell'Alto Sangro.

La zona dell'Aventino è inclusa nel percorso culturale "Terre del Sangro-Aventino", attraversata appunto da questo fiume che lambisce il lato occidentale della Majella. I comuni principali, partendo dalla zona pianeggiante, e salendo fino a Palena, sono Casoli, Altino, Roccascalegna, Fara San Martino, Lama dei Peligni, Gessopalena e Montenerodomo. L'Aventino nasce a Palena, e si unisce al Sangro presso l'oasi di Serranella in località Brecciaio. Il territorio a ovest è delimitato da colline montuose, come a Casoli e Roccascalegna, di grande impatto visivo, mentre verso Gessopalena a est e verso Fara San Martino il territorio varia, divenendo più roccioso e umido. A Fara infatti vi sono le gole che portano nella Majella, dove si trovano i resti dell'abbazia di San Martino in Valle, nonché le sorgenti del fiume Verde. Verso Palena le aree boschive aumentano sempre di più, mentre a est, lungo la montagna, vi sono varie zone carsiche e gole, inclusa la famosa Grotta del Cavallone descritta da Gabriele d'Annunzio ne “La figlia di Iorio”. A ovest dell'Aventino si trova l'area semi-montuosa di Gessopalena, Torricella Peligna e Montenerodomo, i cui centri sorgono su mura ciclopiche e grossi corni di roccia che spuntano dal terreno fertile.

Proseguendo in direzione ovest, si giunge nella gola del Sangro, dove si scende a Quadri.

Di qui la cerniera dei paesi dell’Alto Sangro in provincia di Chieti che formano il confine con i comuni dell’Alto Sangro appartenenti alla provincia di L’Aquila. Essi sono: Colledimezzo - Gamberale - Montebello sul Sangro - Monteferrante - Pietraferrazzana - Pizzoferrato.

L'Alto Sangro nel territorio amministrativo di L’Aquila (troverete la scheda a parte all’interno della sezione Subregioni - Abruzzo), composto dalle montagne maggiori di Monte Zurrone e Monte Aremogna, è il territorio della Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinquemiglia ed occupa l'estremità sud-occidentale della Regione Abruzzo, confinante con il Lazio e l'Alto Molise.

La parte pianeggiante e collinare è disposta lungo il corso del Sangro, che trova qui le sue sorgenti e che segna anche la via di penetrazione verso l'interno.

Il territorio della Comunità Montana, caratterizzato da boschi e foreste lussureggianti, popolato da fauna e flora anche rara, da numerose sorgenti e corsi d'acqua, da laghi naturali ed artificiali, da prati rigogliosi, da cime che superano i duemila metri, comprende al suo interno la parte più significativa ed interessante del Parco Nazionale d'Abruzzo. I comuni sono: Castel Di Sangro - Alfedena - Ateleta - Barrea - Civitella Alfedena - Opi - Pescasseroli - Pescocostanzo - Rivisondoli - Rocca Pia - Roccaraso - Scontrone - Villetta Barrea

Fin da epoche antichissime queste zone furono abitate da popoli italici, quali Frentani e Sanniti, di cui restano oggi nella valle alcune testimonianze interessanti.

I Frentani furono un antico popolo italico di lingua osca insediato nella regione costiera dell’Adriatico centrale, tra le foci dei fiumi Sangro (territorio dei Marrucini) e Biferno (territorio dei Dauni).

I municipia del popolo frentano erano Anxanum (Lanciano - CH), Histonium (Vasto - CH), Larinum (Larino - CB), Cliternia (San Martino in Pensilis - CB, Torre Ramitelli o Campomarino - CB), mentre tra le entità abitative minori vi erano Hortona (Ortona - CH) e Buca (forse Termoli) sulla costa, Uscosium (forse San Giacomo degli Schiavoni - CB), Sicalenum (Casacalenda - CB), Gereonium (Gerione - SA).

Entrati in conflitto con l’impero romano alla fine del IV secolo a.C., i Frentani vennero sconfitti definitivamente al termine della seconda guerra sannitica tra il 319 e il 304 a.C. e accettati come soci insieme ai Peligni, ai Marsi e ai Marrucini.

Il popolo frentano conservò a lungo un certo margine di autonomia interna fino a quando, nel I secolo a.C. dopo la Guerra sociale, la Lex Julia de civitate estese a tutti gli Italici la cittadinanza romana accelerando così il processo di romanizzazione del popolo, che fu rapidamente inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma. Entrarono così a far parte della tribù della Gens Arnesis; il territorio fu colonizzato soprattutto all’epoca di Silla.

Come tutti i Sanniti, anche i Frentani, nel corso del I millennio a.C., parlavano la lingua osca (appartenente al ceppo osco-umbro delle lingue indoeuropee) come testimoniato da un ristretto numero d’iscrizioni rinvenute nel territorio. In seguito alla romanizzazione, adottarono tanto la lingua quanto l’alfabeto latino.

Lungo la riva sinistra del Sangro si fermò la linea nazista Gustav e nell'inverno del 1944 la zona fu teatro di aspri combattimenti tra inglesi e tedeschi.

Nel Dopoguerra, importante è stato il fenomeno dell’emigrazione in questo territorio.