mappa della subregione ALTO VASTESE e dei singoli Comuni   
subregione Alto vastese
Regione: Abruzzo
Capoluogo: Torrebruna
n°comuni: 9
perimetro: 0 km (da calcolare)
superficie: 244 km2
superficie calcolata: 244,12 km2
abitanti (istat 2017): 7.096

I Comuni

Carunchio - Castelguidone - Castiglione Messer Marino - Celenza sul Trigno - Fraine - Roccaspinalveti - San Giovanni Lipioni - Schiavi di Abruzzo - Torrebruna

L’Alto Vastese è un territorio in provincia di Chieti, geograficamente situato nell’entroterra vastese, quando, lasciando il mare e la costa teatina, si sale verso la zona collinare e, quindi, la montagna.

E’ un paesaggio ondeggiante dalle mille varietà di colori ed aspetti, con una importante alternanza di uliveti e vigneti.

Risalendo il corso dei fiumi Trigno e Sinello, è tutto un rincorrersi di colline ed avvallamenti. Tanti borghi medievali arroccati per difendersi dalle antiche scorribande di saraceni e slavi si susseguono con con castelli ed antichi campanili.

Si tratta dell’estremità sud-orientale montana d’Abruzzo e costituisce una delle aree più nascoste della regione. I monti Frentani si collocano come una naturale porta di accesso dal basso Abruzzo e dalle regioni meridionali adriatiche al sistema delle aree naturali protette centro-appenniniche e ai Grandi Parchi.

Già sede della Comunità Montana Alto Vastese, istituita nel 1976 con capoluogo Torrebruna, e successivamente accorpata, in ottica di una riduzione delle comunità montane abruzzesi, nella Comunità montana Montagna Sangro Vastese nel 2008.

Storicamente appartenente al territorio dell’Alto Molise-Sangro-Vastese, antica culla dei Sanniti che, 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province (Campobasso, Chieti, L’Aquila, Isernia) e 2 regioni (Abruzzo, Molise), contro ogni legge morale, economica e demografica.

Sta a indicare quella terra che, intorno al corso medio alto del fiume Sangro, con il Verrino e l’Alto Trigno, fu il luogo di origine della nazione sannita, che, per almeno cinque secoli (VI-I a. C.), ebbe il suo cuore pulsante tra Castel di Sangro (l’antica Aufidena), gli altopiani di S. Pietro Avellana, Carovilli, Capracotta, Pescopennataro, Agnone e Pietrabbondante.

Quelli che oggi sono i territori di confine amministrativo, in origine non avevano confini. Fu da qui che i Sanniti fecero migrare generazioni di giovani per espandersi nelle valli di Isernia-Venafro e Bojano-Sepino per costituire i Pentri e poi, dirigendosi verso Benevento e la Campania, per formare Caudini, Hirpini e Lucani.

Il santuario di Pietrabbondante (attualmente comune in provincia di Isernia) fu il luogo politico e sacro ove tutti i Sanniti si riconobbero come nazione fino alla fine (82 a.C., fine della Guerra civile romana, terminata con la loro sconfitta).

I territori pertinenti ai più importanti centri dell’Alto Vastese, come Castiglione Messer Marino, Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna, fecero sempre parte del territorio dei Pentri, fin dalla sua occupazione da parte dei giovani migranti Sabini.

Nel Medioevo, importante la storia della famiglia d’Avalos, che potevano schierare un esercito di 10.000 uomini e governavano 13 terre tra il Trigno e il Sangro.

L’itinerario principale per la visita dell’entroterra collinare-montano vastese parte dalla costa all’altezza di San Salvo, imboccando la statale Trignina (SS 650) fino all’uscita di Celenza sul Trigno. Con impegnativi tornanti arriviamo nel borgo a picco sulla vallata: da vedere la torre fortificata (sec. XII-XIV), tomba dei d’Avalos Pignatelli nella parrocchiale e il Santuario di San Donato, dove fino agli anni Ottanta si svolgeva il rito della “pesatura dei Lunatici” che richiamava fedeli dall’Abruzzo e dal Molise (su uno dei piatti di una rudimentale bilancia veniva fatto salire il malato di epilessia e sull’altro si deponeva grano fino a pareggiarne il peso, mentre il sacerdote recitava esorcismi per allontanare il “male lunatico”). Continuando la salita si arriva a Torrebruna, feudo dei Caracciolo e dei d’Avalos, rinomata per la produzione di tartufo, e alla frazione di Guardiabruna (chiesa settecentesca e palazzo baronale), tra i torrenti Cerreto e Persana. La sua posizione domina la vallata del fiume Trigno, oltre la quale si estende la provincia di Campobasso nel Molise. Dalla cima della montagna, 1150 m di altitudine, si può ammirare un panorama pittoresco: l’ampia distesa del fiume Trigno, i paesi del Molise, il Gargano, il mare Adriatico e le isole Tremiti mentre a nord-ovest si ergono le cime della Maiella. Il paese, consultando varie cartine topografiche, sembra essere equidistante tra mare e montagna.

Proseguendo sulla SS 86 si può deviare verso l’area archeologica di Schiavi d’Abruzzo. Il sito è lungo la provinciale che dal fondovalle sale al paese, su di un altopiano che domina la vallata sottostante e i monti del Matese. Il complesso, vestigia del popolo italico dei Sanniti, è costituito da due templi, il Maggiore (II sec a.C.) e il Minore (I sec a.C.), disposti parallelamente, da un altare monumentale, da una necropoli e da un altro edificio sacro, abbandonato poco dopo la Guerra sociale (91-89 a.C.). Il nome del comune di Schiavi d’Abruzzo (anticamente chiamato Sclavi) trae origine dal fatto che fu fondato da una colonia di slavi.

Tornando sul tracciato principale, la strada sale fino a 1.000 metri di quota e, tra l’alveo del Sente e le sorgenti del Treste e del Sinello è incastonato Castiglione Messer Marino, meta di amene passeggiate che giungono fino alla grande cascata del Sinello e sede del Museo delle tradizioni familiari.

Ricordiamo in queste zone il fenomeno del brigantaggio che cominciò ad imperversare nella piana del Trigno e nell' Alto Vastese intorno al 1800, ma sfociò in tutta la sua virulenza dopo il 1850 quando le promesse garibaldine non furono mantenute dai Piemontesi. Le fitte selve della vallata del Trigno e gli anfratti delle erte ripe di ''Re Ginaldo'' furono rifugi ideali per i briganti.

Uno dei capobriganti che per la sua ferocia terrorizzò i paesi sparsi in questa parte dell’Abruzzo, fu Giuseppe Pomponio nato a Liscia da genitori contadini, insieme al fratello Michelangelo e altri formarono una banda spietata.

Altri paesi del territorio da ricordare, in antichità torri e borghi fortificati:

Fraine, le cui testimonianze più antiche del comune risalgono al XII secolo, successivamente vi è il predominio di vari nobili, tra cui i Caracciolo. Nei documenti della curia arcivescovile teatina del 1323 si afferma che Fraine era suddivisa in Fraine superiore e Fraine inferiore, quest'ultima denominata Frainelle.

Carunchio, la cui prima menzione risale al 1173 in una bolla papale nella quale vengono confermati i confini della diocesi di Chieti. Successivamente fu dei d’Avalos e dei Marinelli dei principi Caracciolo. Anticamente l’abitato fu in un’altra zona, forse in località Taverna, ma poi fu trasferito nell’odierno per via di incursioni saracene e slave.
 
San Giovanni Lipioni, comune che sorge su un poggio a nord del fiume Trigno. Il suo territorio si estende su un’area di media collina.

Le origini del paese sono incerte per mancanza di documentazioni, tuttavia la presenza italica è attestata dal ritrovamento della testa di bronzo e di una statuetta in bronzo, menttre la tavola osca di Agnone attesta in loco la presenza di un tempio pagano ove più tardi fu riedificata una chiesa.

Secondo alcune fonti corrisponderebbe a Terventum, municipio romano costruito su di un pagus. Successivamente fu denominato Sanctus Johannes a podio Bacco e poi come San Giovanni Lupino, nel XVII secolo cambio il nome nell’attuale.

Castelguidone, le cui origini non sono certe per carenza di documenti, ma molti studiosi propendono per il periodo altomedievale. La prima menzione del paese è del XIV secolo quando viene chiamata Castrum Guidonum. Nel periodo baronale aveva una funzione di controllo sulla vallata sottostante. Nella zona sono state ritrovate delle colonne ed una testa di bronzo conservata al Museo della Biblioteca Nazionale di Parigi. Le notizie del castello sono quasi del tutto inesistenti. Ulteriori resti delle murature del borgo fortificato possono essere visibili o rinvenibili a seguito di indagini archeologiche.

Roccaspinalveti,adagiato su una dolce collina di 750 metri di altitudine. Un borgo accogliente di origine sannitica: di grande fascino è la chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo, che conserva un pregevole organo barocco in legno intagliato e dorato. Passeggiando per il paese, da notare i palazzi nobiliari in pietra del XIX secolo accanto a vari esempi di architettura contadina e pastorale. Nei dintorni, di sicuro fascino la pineta di Colle della Scarpa, a 912 metri di altitudine, e i resti dell’antico paese, da dove è possibile osservare un panorama straordinario che spazia dalle Isole Tremiti al promontorio del Gargano, dalla Majella alla vallata del fiume Pescara.

Coinvolgenti alcune tradizioni come la processione delle conche (11 luglio), in onore del patrono San Pio I, e la festa di Sant’Antonio Abate (16 gennaio), con le allegre compagnie che cantano stornelli dedicati al protettore degli animali.

In cucina, Roccaspinalveti esprime il meglio della tradizione gastronomica abruzzese, con piatti poveri ma estremamente prelibati di cui la ventricina rappresenta la massima espressione.