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mappa della subregione VALPOLICELLA e dei singoli Comuni   
subregione Valpolicella
Regione: Veneto
Capoluogo: Negrar
n°comuni: 7
perimetro: 0 km (da calcolare)
superficie: 200 km2
superficie calcolata: 200,44 km2
abitanti (istat 2017): 68.622

I Comuni

Fumane - Marano di Valpolicella - Negrar di Valpolicella - Pescantina - San Pietro in Cariano - Sant'Ambrogio di Valpolicella - Sant'Anna d'Alfaedo

La Valpolicella (in dialetto veronese Valpolexèla) è la zona collinare che precede l'inizio delle Prealpi Veronesi, nella Regione Veneto. Essa comprende il territorio di sette comuni, tutti appartenenti alla provincia di Verona.

La valle, che si estende per 240 km², confina a sud con il fiume Adige, è delimitata ad est dalle colline di Parona e di Quinzano e dalla Valpantena, mentre a nord si protrae fino ai monti Lessini. A ovest è invece separata dalla valle dell'Adige dal monte Pastello.

Rinomata fin dai tempi di Roma antica per la viticoltura, e in particolare per il vino Amarone, è altresì importante per l'estrazione del marmo rosso di Verona.

Dal punto di vista architettonico, il paesaggio della Valpolicella è adornato di ville venete di grande pregio ed è abbellito da capitelli, chiesette, pievi, contrade e corti, che arricchiscono il territorio con testimonianze di anni di storia.

La Valpolicella è delimitato a nord dalle Prealpi Orientali, a sud dal fiume Adige, a ovest dalla Valdadige e ad est dalla città di Verona. Il vicino Lago di Garda si trova invece a 15 km più a ovest.

Con il toponimo Valpolicella si indicano comunemente tre zone: le tre vallate dei torrenti (chiamati in dialetto "progni") che scendono dai Lessini a occidente di Verona, i monti che le separano e una larga zona d'alta pianura terrazzata che accompagna l'Adige dalla chiusa di Ceraino (presso Rivoli Veronese) fino a Parona.

I confini verso monte sono incerti: è assente un limite naturale tra la Valpolicella e la Lessinia (Prealpi Venete), dato che la prima è una regione per motivi storici più che geografici. Geograficamente si potrebbe intendere come confine il bacino del progno di Fumane fino al monte San Giovanni, includendo quindi Breonio ed escludendo parte di Sant'Anna d'Alfaedo.

Abbiamo detto che nella Valpolicella si possono distinguere tre zone, nettamente diverse per natura morfologica, geologica e per la vegetazione presente.

La parte posta più a nord è caratterizzata da una zona montuosa (costituita da calcari cretacei) che va a formare l'ampio pianoro dei Lessini. Qui sono presenti ampi prati dove in estate è facile trovare capi di bestiame portati al pascolo. La zona è povera di grandi corsi d'acqua; ciononostante il paesaggio risulta diviso in gradini e ripiani alternati da cavità carsiche scavate nel corso di millenni.

La zona collinare, disposta subito più a sud di quella montana, è formata da propaggini meridionali parallele ai monti che, con dossi allungati, vanno a dividere le già citate tre valli dei progni. Questa zona è quella più classica per la coltivazione della vite, che avviene spesso su particolari terrazze artificiali realizzate in pietra e denominate (nel dialetto veneto) "marogne".

l nome della Valpolicella è noto da secoli anche fuori d'Italia per la bontà dei suoi vini. I terreni in cui questi si producono sono a base calcarea, e appartengono in parte al Cretacico, in parte all'Eocene; non mancano quelli marnosi (es., nella famosa località Crola). Il clima è piuttosto asciutto, con estate assai calda.

I vitigni dominanti sono a frutto nero: i più importanti per la produzione dei vini tipici sono la Negrara, la Molinara, la Corvina e la Rossara. Le uve di questi vitigni sono sempre vinificate unite, non mai separatamente. I sistemi di allevamento della vite sono per lo più bassi e piuttosto poveri; la produzione quindi è più di qualità che di quantità.

Nella zona collinare più bassa è coltivato intensamente anche l'ulivo. Come nella zona montana, anche qui sono presenti calcari cretacei costituiti da ampi strati di basalto.

Nella parte più meridionale della Valpolicella troviamo una zona pianeggiante venutasi a formare dai sedimenti delle alluvioni, sia del fiume Adige che da quelle dei tre progni. La recente bonifica e l'opera d'irrigazione ne hanno fatto un luogo fertile che vanta coltivazioni di ortaggi, pescheti e ciliegeti di grande pregio, oltre che dei classici vigneti.

A partire dal 1950 il paesaggio della valle è stato teatro di radicali trasformazioni, dovute a un'intensa e disordinata attività edilizia conseguente alla crescita economica e industriale del dopoguerra.

Fin dagli albori della sua storia, la Valpolicella ha attratto l’uomo per la molteplicità delle sue risorse e per l’ambiente ospitale: lo testimoniano gli scavi della Grotta di Fumane, che attestano tra 90mila e 45mila anni fa la presenza dell’Homo di Neanderthal, soppiantato in epoche più recenti dall’Homo Sapiens. Da allora la frequentazione dell’area è stata continua, e molte sono le genti che hanno abitato la nostra zona: Arusnati, Romani, Scaligeri, Veneziani, sono solo alcuni degli attori della storia della Valpolicella.

Prima dell’avvento della romanità, la Valpolicella era abitata da una popolazione di origine retica dedita a numerosi culti, che le fonti di età romana chiamano Arusnati. Dopo la fondazione della città di Verona, i Romani garantirono a questa comunità una forma di autonomia amministrativa: nacque così il pagus (circoscrizione territoriale rurale) degli Arusnati.

Già in età antica il vino era un prodotto tipico della zona: l’archeologia ha restituito diverse prove di come la coltura della vite venisse praticata anche prima dell’arrivo dei Romani.

La caduta dell’Impero romano segna un’epoca di grande cambiamento culturale: in Valpolicella si insediano nuove genti, che portano con loro la nuova religione: il cristianesimo. Le più antiche testimonianze del nuovo culto sono le pievi che costellano il territorio. Le pievi sono chiese con annesso battistero, che nell'Alto Medioevo erano al centro di una circoscrizione territoriale civile e religiosa.

La più antica della zona è senza dubbio quella di San Giorgio Ingannapoltron (VIII sec. d.C.). Nel corso dei secoli successivi furono edificati molti altri luoghi di culto, i più importanti dei quali sono senza dubbio le pievi di San Floriano, di San Martino di Negrar e di San Pietro ad Arbizzano. Il visitatore altomedievale che avesse attraversato la Valpolicella dell’epoca, avrebbe incontrato sulla sua strada tanti piccoli centri abitati, i vici. A partire dal XII sec. alcuni di essi emersero ottenendo una parziale autonomia: sorsero così i primi comuni rurali.

Con l’avvento della signoria Scaligera a Verona, la Valpolicella visse un nuovo periodo di splendore e rinnovata autonomia. Nel 1311 l’imperatore del Sacro Romano Impero Arrigo VII concesse in feudo a Federico della Scala l’intero territorio compreso tra Parona (attualmente in provincia di Pavia) e Dolcè: nacque così la Contea della Valpolicella. L’indipendenza della valle durò poco: nel 1325 Federico ordì una congiura contro il cugino Cangrande della Scala, che lo fece esiliare a Trento. La Valpolicella venne così definitivamente inglobata nel territorio di Verona.

Dopo un breve periodo sotto la signoria Viscontea di Milano, la valle passò sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia. Nacque così il Vicariato della Val Polesela, un distretto territoriale a cui il governo veneziano conferì il privilegio di nominarsi un proprio Vicario e di poter imporre un sistema amministrativo parzialmente autonomo. Questo assetto durò quasi quattro secoli, fino all’avvento di Napoleone nel 1797.

I Veneziani introdussero innovative colture per l’epoca, quali il mais, la patata ed i fagioli, ed incoraggiarono l’allevamento dei bachi da seta. L’estrazione del marmo era un’altra attività già all’epoca largamente praticata; il marmo rosso di Verona venne largamente utilizzato nella costruzione del Palazzo Ducale di Venezia.

L’avvento di Napoleone portò devastazione e saccheggi in tutto il territorio: nel tentativo di aggirare Verona, i francesi bombardarono Pescantina da Bussolengo, saccheggiandola e incendiandola e molti giovani della zona vennero forzatamente arruolati per partecipare alla campagna di Russia.

Dopo la caduta di Napoleone, Verona e la Valpolicella passarono sotto il dominio austriaco, e furono inglobate nel regno del Lombardo-Veneto.

L’annessione al Regno d’Italia, le guerre mondiali e la storia del Novecento inserirono progressivamente la Valpolicella nel mondo moderno: in particolare negli ultimi cinquant’anni ha subito un notevole impulso la produzione vitivinicola. Oggi Amarone, Valpolicella, Ripasso e Recioto sono prodotti apprezzati ovunque in Italia ed in Europa.